Un salto nel futuro con Darya Majidi

Bentornato/a sul nostro blog!

Oggi siamo in compagnia di Darya Majidi, imprenditrice, CEO di Daxolab e Daxogroup, autrice dei libri Donne 4.0 e Sorellanza Digitale e founder delle relative community, speaker, docente, mentore, in una parola: innovatrice digitale.

È stata nominata da D. di Repubblica tra le 100 donne che stanno cambiando il mondo e abbiamo avuto il piacere di poterle chiedere qualcosa su suo percorso, ma anche sull’innovazione digitale e il futuro. Speriamo che questa intervista possa ispirarvi, così come a noi ha ispirato la sua storia.

Buona lettura!

Parlaci un po’ di te. Qual è il tuo background?

Mi ritengo una portatrice di energia. Sono sempre stata appassionata di materie scientifiche, mentre adesso mi sto concentrando sulla leadership e l’empowerment femminile. Penso che sia fondamentale creare reti tra le reti e soprattutto possedere la capacità di delegare e coinvolgere: quello che appare è merito delle aziende che ho alle spalle.

Che attività gestisci in questo momento?

Di mestiere faccio l’imprenditrice, è proprio nel mio DNA: ho creato sei aziende, ho esperienze di private equity e joint venture. Adesso porto avanti Daxo Group, con focus sulle donne, e Daxo Lab, uno spazio di coworking e acceleratore di startup innovative: ne sono già nate una decina e sono l’unica donna ad avere un incubatore di questo tipo.

Un altro grande progetto è la community nata dal mio libro Donne 4.0, che diventerà presto una vera e propria associazione, e quella nata dal secondo libro, Sorellanza digitale, che conta cinquanta ambassador in tutta Italia. Possiamo dire quindi che di mestiere porto innovazione.

Qual è la tua formazione digitale?

Sono passata dalla micro azienda, a PMI, a corporate (per IOT e intelligenza ufficiale), in particolare ho fatto parte del board di Moovit. Per il lato sanità, ho lavorato tanto con gli ospedali pubblici.

Spesso si ha paura dell’innovazione, come fai tu ad abbattere questo muro?

Credo sia vero per il periodo pre covid, non era chiaro che in realtà entra sempre in gioco la selezione naturale. Infatti, il mindset tra gli innovativi e i conservatori è davvero opposto: i primi avevano già capito le potenzialità dell’innovazione, anche prima di questo periodo che l’ha resa obbligatoria, mentre di conservatori con approccio tradizionale ne rimarranno pochi.

Il covid ha fatto da spartiacque: in quanto in questo periodo difficile il lavoro è aumentato per chi si è organizzato preventivamente, e adesso tutti affiancano processi più innovativi, come il delivery, a quelli tradizionali. Ci sono tante opportunità anche per le professioni più tradizionali come quelle che riguardano l’artigianato, per esempio la vendita tramite Amazon in cui la parte commerciale passerebbe interamente all’e-commerce mentre l’artigiano continuerebbe il suo lavoro, concentrandosi esclusivamente sulla qualità, che è imprescindibile.

Quali sono i fattori chiave per l’imprenditoria e l’innovazione?

Fare l’innovatore è il mestiere più difficile del mondo: ci vuole fegato e tanto coraggio, non è sicuramente alla portata di tutti. Essere un libero professionista è un passo più semplice ma comunque impegnativo, in quanto bisogna essere capaci di capire quali siano le proprie competenze distintive e se esiste un pubblico interessato ad acquistare il servizio. La competenza è una delle tre leve fondamentali per l’imprenditoria ma in generale per riuscire a vivere una vita piena. La seconda è il cuore: se ci credi, buttati, anche andando contro l’opinione altrui! È indispensabile per trasformare le complessità in opportunità ed arricchimento. La terza leva è il coraggio: la perfezione in imprenditoria non esiste, ma ci vuole coraggio per prendere decisioni importanti.

Bisogna tenere sempre a mente queste 3 C: competenza, cuore e coraggio.

Conosciamo bene la situazione italiana dal punto di vista del digital mismatch, del gender gap, l’assenza di donne nello STEM. Cosa si può fare per far credere di più nelle donne e nel futuro digital?

I dati purtroppo sono drammatici, anche in Commissione europea le donne sono sempre ultime. Nel report del World Economic Forum l’Italia si trova al sessantaduesimo posto per parità di genere e anche se ci troviamo tra le dieci potenze industriali, sul gender gap c’è ancora molto lavoro da fare. Pensiamo a regioni come la Sicilia o la Puglia in cui solo il 30% delle donne lavora, dichiarando spesso di avere un marito che le mantiene: manca l’indipendenza economica del singolo che dovrebbe capire le proprie competenze distintive, ma anche le competenze distintive dell’intero paese. L’Italia non è un paese pro impresa e questo atteggiamento deve cambiare, anche perché la qualità non manca: si dovrebbe dare rilievo a turismo, lusso, artigianato e al Made in Italy, in quanto l’Italia è un vero e proprio brand e questo spesso non viene capito dai giovani.

Si deve puntare alla qualità del prodotto, non al mantenere il costo basso o al lavoro sul SEO: dobbiamo competere sul valore, non sul marketing. Soltanto così un artigiano italiano può competere rispetto ad un artigiano francese o cinese: il brand “Italia” vale ancora. Per fare successo, il prodotto va venduto ad un pezzo della filiera, non al cliente finale, in quanto ormai è necessaria una landing page accattivante e si può vendere molto bene sui social (clienti su Instagram, altri business su LinkedIn) ma la qualità del prodotto è imprescindibile.

Quali sono tre skills che ritieni fondamentali per il futuro?

Direi l’intelligenza emotiva per imparare a capire i propri sentimenti, la capacità di lavorare in team per valorizzare i talenti di tutti e il saper comunicare, parlare e ascoltare.

Quali hard skills invece sono fondamentali?

Problem solving, critical thinking e creatività sono hard skills necessarie.

Ringraziamo Darya Majidi per la sua disponibilità e per tutto il lavoro che sta facendo per l’imprenditoria digitale, in particolare quella femminile. Ti invitiamo a seguire il suo lavoro e a lasciarti ispirare dal suo spirito innovatore.

E tu, pensi che questo approccio possa diffondersi ancora di più in futuro?

Make. Lead. Inspire.

JEBO

Leap into the future with Darya Majidi

Welcome back to our blog!

Today we are in the company of Darya Majidi, entrepreneur, CEO of Daxolab and Daxogroup, author of the books Women 4.0 and Digital Sisterhood and founder of the related communities, speaker, lecturer, mentor, in a word: digital innovator.

She was nominated by D. di Repubblica as one of the 100 women who are changing the world and we had the pleasure of asking her about her journey, but also about digital innovation and the future. We hope that this interview will inspire you, just as her story has inspired us.

Enjoy your reading!

Tell us a bit about yourself. What is your background?

I see myself as a carrier of energy. I have always been passionate about scientific subjects, but now I am focusing on leadership and women’s empowerment. I think it is essential to create networks between networks and above all to have the ability to delegate and involve: what appears is thanks to the companies I have behind me.

What business do you run at the moment?

I’m an entrepreneur by trade, it’s in my DNA: I’ve created six companies, I have experience in private equity and joint ventures. I now run Daxo Group, with a focus on women, and Daxo Lab, a coworking space and accelerator for innovative start-ups: about ten have already been created and I am the only woman to have an incubator of this type.

Another great project is the community created by my book Women 4.0, which will soon become a real association, and the one created by my second book, Digital sisterhood, which has fifty ambassadors throughout Italy. We can therefore say that I bring innovation for a living.

What is your digital training?

I’ve gone from micro companies, to SMEs, to corporations (for IOT and official intelligence), and in particular I was part of the board of Moovit. On the health side, I’ve worked a lot with public hospitals.

People are often afraid of innovation, how do you break down this wall?

I think it’s true for the pre-Covid period, it wasn’t clear that natural selection always comes into play. In fact, the mindset between the innovators and the conservatives is really opposite: the innovators had already realised the potential of innovation, even before this period that made it compulsory, while there will be very few conservatives with a traditional approach left.

The covid has been a watershed: because in this difficult period work has increased for those who have organised themselves in advance, and now everyone is putting more innovative processes, such as delivery, alongside the traditional ones. There are also many opportunities for more traditional professions such as craftsmanship, e.g. selling through Amazon where the commercial side would pass entirely to e-commerce while the craftsman would continue his work, focusing exclusively on quality, which is essential.

What are the key factors for entrepreneurship and innovation?

Being an innovator is the hardest job in the world: it takes guts and a lot of courage, it is definitely not for everyone. Being a freelancer is an easier step but still challenging, because you have to be able to understand what your distinctive competences are and whether there is an audience interested in buying your service. Competence is one of the three fundamental levers for entrepreneurship but in general to be able to live a full life. The second is heart: if you believe in it, go for it, even if it goes against the opinion of others! It is essential to transform complexities into opportunities and enrichment. The third lever is courage: there is no such thing as perfection in entrepreneurship, but it takes courage to make important decisions.

These 3 Cs must always be kept in mind: competence, heart and courage.

We know the Italian situation well from the point of view of the digital mismatch, the gender gap, the absence of women in STEM fields. What can be done to make people believe more in women and in the digital future?

Unfortunately, the data are dramatic, even in the European Commission women are always last. In the World Economic Forum’s report, Italy ranks 62nd in terms of gender equality, and even though we are among the ten industrial powers, there is still a lot of work to be done on the gender gap. We are thinking of regions such as Sicily or Puglia where only 30% of women work, often declaring that they have a husband who supports them: the economic independence of the individual who should understand their own distinctive skills, but also the distinctive skills of the whole country, is lacking. Italy is not a pro-business country and this attitude must change, also because there is no lack of quality: emphasis should be placed on tourism, luxury, craftsmanship and Made in Italy, because Italy is a real brand and this is often not understood by young people.

The focus should be on the quality of the product, not on keeping the cost low or working on SEO: we have to compete on value, not marketing. Only in this way can an Italian artisan compete with a French or Chinese artisan: the brand ‘Italy’ is still valid. To be successful, the product must be sold to a part of the supply chain, not to the end customer, as you now need a catchy landing page and you can sell very well on social networks (customers on Instagram, other businesses on LinkedIn) but the quality of the product is essential.

What three skills do you think are essential for the future?

I would say emotional intelligence to learn how to understand your own feelings, the ability to work in a team to make the most of everyone’s talents and the ability to communicate, speak and listen.

What hard skills are essential?

Problem solving, critical thinking and creativity are necessary hard skills.

We would like to thank Darya Majidi for her availability and for all the work she is doing for digital entrepreneurship, especially for women. We invite you to follow her work and be inspired by her innovative spirit.

And you, do you think this approach can spread even further in the future?

Make. Lead. Inspire.

JEBO

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