Social killed Romance

by Federico Schiazza, socio di JEBO

C’era una volta il corteggiamento, le lettere scritte a mano, gli sguardi che facevano scattare il famoso “colpo di fulmine”. Un tempo, le relazioni si costruivano nella pazienza dell’attesa, negli incontri rubati tra mille impegni e nelle sorprese inaspettate sotto casa. Oggi, invece, basta un like a una storia, un messaggio sui social per poter iniziare una frequentazione. 

Ma è davvero questo ciò che vogliamo? Nella digitalizzazione dell’amore, abbiamo guadagnato qualcosa o stiamo perdendo il senso più autentico delle relazioni? I social media hanno rivoluzionato il mondo e, con questo, il modo in cui ci innamoriamo, comunichiamo e viviamo l’intimità. Ci permettono di rimanere connessi in ogni momento, accorciando le distanze e rendendo immediato il contatto con chiunque e da ovunque. Se prima si attendeva con impazienza il prossimo incontro, oggi basta un click per avviare una videochiamata o scrivere un messaggio.                              

Nostalgia d’amore

Ma che fine hanno fatto le lettere d’amore, i bigliettini lasciati sotto il banco, le sorprese sotto la finestra di casa? La tecnologia ha davvero migliorato le nostre relazioni o ha reso tutto più veloce, superficiale e privo di magia? Ricordo bene una chiacchierata con mia nonna: mi raccontò delle sorprese che il nonno le faceva di notte, in silenzio, con cautela, solo perché non riusciva ad aspettare il giorno in cui si sarebbero rivisti. Oggi, questo gesto romantico sembra appartenere a un’epoca lontana, quasi irraggiungibile e descritto come da “sottone”. Eppure, la nostalgia per quell’amore “all’antica maniera” è fortissima tra le nuove generazioni, che sono però meno consapevoli di quanto il romanticismo stia svanendo

L’amore al tempo dei social 

Non sono contro i social media: anzi, nelle relazioni possono essere strumenti straordinari per mantenere viva la connessione, soprattutto a distanza. Tuttavia, il problema nasce dal modo eccessivo in cui lo usiamo. Ci siamo abituati a vivere dietro uno schermo, a esprimere sentimenti tramite messaggi, a dire “mi piaci” con un’emoji, a litigare e persino chiudere una storia con un semplice click sullo schermo. 

In chat, è come se indossassimo una maschera: non vediamo le espressioni dell’altro, non sentiamo il tono della sua voce, non percepiamo il suo stato d’animo. E così, l’intimità autentica si perde tra le righe di un messaggio digitato di fretta, senza magari averci pensato su. Viviamo nell’epoca del “ghosting”, della paura di legarsi troppo, della costante ricerca di qualcosa di meglio dietro l’angolo, o meglio, dietro lo schermo.   

Il romanticismo non è morto: va risvegliato

E se invece provassimo a riscoprire il valore della lentezza, dell’attesa e dell’autenticità nei rapporti? Forse il problema non è la tecnologia in sé per sé, ma il modo in cui la usiamo. I social media ci hanno dato la possibilità di comunicare ovunque e in qualsiasi momento, ma hanno anche ridotto il peso delle parole e la profondità delle emozioni. L’amore è diventato un’esperienza rapida, filtrata, spesso superficiale, in cui le relazioni si costruiscono e si dissolvono con la stessa velocità di uno scroll su Tik Tok.

Eppure, il desiderio di qualcosa di più autentico è ancora vivo. Il vero romanticismo non è morto, è semplicemente sommerso da un’infinità di interazioni veloci e superficiali. Sta a noi scegliere se vogliamo limitarci a vivere relazioni che definirei “vetrina”, basate su like e cuoricini, o se siamo disposti a riscoprire il valore dell’attesa, dello sguardo che comunica più di mille parole, del tempo dedicato a una persona senza distrazioni digitali. Forse la chiave non è eliminare i social, ma imparare a usarli con più consapevolezza, senza permettere che sostituiscano ciò che rende un amore vero: la presenza, l’impegno, il resistere alle intemperie e la capacità di sentirsi connessi non solo online, ma soprattutto nella vita reale. Forse, il romanticismo non è davvero morto, ma ha solo bisogno di essere risvegliato.

Federico Schiazza

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JEBO