La deriva del Sistema Pensionistico Italiano
by Muskann Kaur e Lorenzo Cosentino, soci di JEBO
In quanto italiani, spesso sentiamo i nostri nonni lamentarsi riguardo la magrezza delle loro pensioni: principale mezzo di mantenimento dopo anni di duro lavoro. Tuttavia, il loro scetticismo verso il sushi, i monopattini elettrici o gli iPhone ci porta ad essere dubbiosi riguardo la fondatezza dei loro pareri.
Eppure, la saggezza senile è in questo caso corretta. La Stampa riporta che tre quarti di tutti i pensionati ricevono 750 euro o meno.
Sebbene questa cifra possa parere già ridotta, le tendenze del momento prospettano uno scenario persino peggiore.
Infatti, continuando di questo passo, il default dell’INPS sarebbe predetto per il 2030. È proprio a partire da questa cupa previsione che tra i giovani italiani si è diffuso un senso di rassegnazione coronato dalla popolare espressione: tanto non andremo mai in pensione.
Il sistema pensionistico
Il sistema pensionistico italiano si basa sul principio della redistribuzione (pay as you go) nel quale una percentuale variabile viene sottratta dal reddito annuale di ogni lavoratore per essere direttamente utilizzata al fine di pagare le contribuzioni degli attuali pensionati.
È evidente, dunque, che i contribuenti di oggi non abbiano alcuna certezza di essere compensati in futuro; tutto si basa sulla fiducia, la cosiddetta “promessa generazionale”.
Difatti lo stato, di fronte ad una riduzione improvvisa di denaro entrante, non può che ricorrere ad una riduzione dell’importo delle pensioni oppure ad un aumento dell’onere fiscale dei cittadini.
I fattori determinanti del sistema contributivo pensionistico italiano sono il tasso di natalità, l’aspettativa di vita, e quella che potremmo chiamare “forma” della piramide demografica.
A partire dal 2008, il nostro Paese ha assistito a un costante declino delle nascite. Nell’ultimo report ISTAT si parla di un calo delle nascite nel 2023 del 34.2% rispetto al 2008, passando da circa 577.000 nascite a 380.000. Inoltre, il tasso di fertilità è sceso a 1,2 figli per donna, dato poco rassicurante se si considera il 2,1 valore minimo per assicurare il mantenimento della popolazione.
L’Italia però non è un caso isolato: quello della natalità calante è un fenomeno mondiale che si può vedere soprattutto nei paesi più sviluppati come ad esempio Giappone e Sud Corea.
Questa tendenza influenza direttamente il nostro sistema pensionistico: meno giovani oggi equivale a meno contribuenti domani.
Risoluzione o Problematiche?
Mentre molti sforzi sono stati fatti affinché la tendenza evidenziata si inverta, tuttavia, nessuno di questi ha portato a una soluzione definitiva.
Alcuni vedono nell’immigrazione una possibile soluzione, che, sebbene contribuisca ad alleviare il problema, non ancora si può dire essere una isposta definitiva alla crisi del sistema previdenziale attuale.
L’aspettativa di vita è rilevante poiché, se sottratta all’età pensionistica, ci comunica per quanti anni ogni individuo riceverà la propria pensione. In Italia l’aspettativa di vita è circa 82 anni, mentre l’età di pensionamento si aggira attorno ai 67.
Combinando questi dati e assumendo come età media di aspettativa di vita si comprende come l’italiano medio goda della propria pensione per ben 17 anni.
Tuttavia, come mostrato nel grafico sottostante, approssimativamente ogni 5 anni l’aspettativa di vita aumenta di circa uno, per cui, sebbene si possa essere dubbiosi sul fatto che questa tendenza possa continuare, è previsto che per il 2050 ogni pensionato sarà sostenuto da un solo contribuente invece che da tre come accade oggi.
Alcuni governi che stanno vivendo questo problema hanno deciso di aumentare l’età necessaria al pensionamento: una soluzione semplice ed efficace ma non con poche resistenze politiche.
Demografia
Passando alla piramide demografica, vi è quella che alcuni giornalisti, forse non troppo pessimisti, chiamano una bomba demografica. La generazione dei baby boomer, ovvero dei nati dal 1955 al 1964, passerà dall’essere l’artefice della ripresa economica italiana degli anni ‘70 alla rovina degli anni ‘20.
Tuttavia, l’INPS agisce preventivamente attraverso una serie di strumenti, come la non indicizzazione all’inflazione delle pensioni o il finanziamento straordinario attraverso il debito pubblico.
Ci si chiede comunque se sarà abbastanza per far fronte ai circa 20 milioni nuovi pensionati.
Un aumento graduale e cauto dell’età pensionabile è un possibile approccio ma potenzialmente dannoso per almeno due motivi.
In primo luogo, è una soluzione altamente impopolare che potrebbe causare disordini a livello socio-politico con numerose proteste, come l’esempio della Francia dove nel 2023 scoppiò una protesta per l’aumento dell’età pensionabile da 60 a 62.
In secondo luogo, sotto il punto di vista dell’innovazione, una forza lavoro troppo anziana potrebbe potenzialmente boicottare l’avvento delle nuove tecnologie a causa della scarsa digitalizzazione, problema che già affligge il nostro Paese.
Un’alternativa che si è dimostrata efficace negli Stati Uniti è il 401k, un piano in cui il datore di lavoro investe una percentuale degli stipendi in un fondo di investimento deducibile fiscalmente.
Il motivo per cui questo modello ha funzionato negli USA è che il denaro speso per le pensioni resta all’interno della nazione, cosa che l’Italia non potrebbe permettersi data la scarsa performance storica del suo mercato azionario.
D’altronde, in Italia, a troppi adulti vengono offerti strumenti di investimento inefficienti e inadeguati sulla base del loro profilo di rischio personale. Purtroppo, ciò che permette queste inefficienze è una grande mancanza di regolamentazione per quanto riguarda i piani pensionistici privati nel panorama italiano.
Aspettare che il futuro si comporti come il passato è un’approssimazione molto conveniente. L’INPS stesso non può più fare affidamento su di una inverosimile crescita del PIL dell’1,5% presente nelle proprie proiezioni: per questo come per altri motivi, di cui solamente in parte individuabili a priori, lo sgretolamento del sistema pensionistico potrebbe arrivare improvvisamente come non arrivare mai.
Concludendo, il sistema pensionistico italiano si trova a un punto critico: soluzioni come l’aumento dell’età pensionabile potrebbero mitigare la crisi attuale, tuttavia senza una riforma strutturale la deriva del sistema rimane una possibilità concreta.
Agire oggi è fondamentale per garantire stabilità e sostenibilità alle generazioni future.
Muskann Kaur & Lorenzo Cosentino