Glossofobia: quando parlare in pubblico terrorizza il relatore

by Francesco Muzzarelli, formatore in Education Management e professore alle Università di Bologna e di San Marino.

Bentornato/a nel nostro blog!

In queste tre puntate approfondiremo il tema del Public Speaking con il professor Muzzarelli, formatore in Education Management e professore alle Università di Bologna e di San Marino.

Per la maggior parte delle persone, parlare in pubblico è fonte di stress e ansia: sudorazione, voce tremante e tachicardia sono alcuni tra i sintomi più riscontrati in queste situazioni che probabilmente anche tu hai sperimentato sulla tua pelle. Ma ti sei mai chiesto quali siano i motivi per cui il nostro corpo reagisce così? In questo primo articolo, Francesco Muzzarelli indaga proprio i meccanismi alla base di queste reazioni involontarie.

Buona lettura!

Hai paura di parlare in pubblico?

Si chiama glossofobia.

Con diversa intensità, colpisce numerose persone. Nei casi più acuti è paralizzante: la persona si blocca, non riesce a parlare e rischia un attacco di panico. I sintomi della glossofobia sono numerosi. Fortunatamente non si presentano tutti insieme. Ecco i principali:

  • disfunzione cognitiva (amnesie temporanee, scarsa lucidità)
  • sudorazione abbondante
  • rossore e/o pallore
  • tremori muscolari
  • affanno respiratorio
  • nausea
  • palpitazioni
  • tachicardia
  • giramenti di testa
  • crampi allo stomaco
  • fauci secche
  • voce tremula o stridula.

Da cosa è causato tutto ciò? Sono tanti i fattori in gioco: la predisposizione genetica, le esperienze specifiche vissute nel passato, il non credere all’argomento di cui si parla, il timore del giudizio, la paura del fallimento.

Ma c’è una componente alla base dello stato ansiogeno che tutti, compresi gli oratori navigati, provano davanti a un pubblico, specie se numeroso e composto da persone sconosciute.

È un meccanismo psicologico inconsapevole, ancestrale che è bene conoscere per non farsi rapire dalle emozioni e imparare a “esorcizzare” la paura del pubblico.

Per comprendere di che si tratta, è necessario compiere un rapido viaggio nel cervello.

L’amigdala, una guardia del corpo ansiosa

Il sistema limbico è una parte del cervello istintuale, schematica, grossolana, ma rapidissima: si “accende” a una velocità almeno doppia della corteccia cerebrale, il cosiddetto cervello razionale. Quest’ultimo, di più recente evoluzione, è la sede privilegiata delle attività cognitive superiori coscienti (comportamenti volontari, linguaggio, calcolo, proiezioni nel futuro). Ma è assai lento, per cui viene preceduto dal sistema limbico. Ecco perché “ragionare e farsi forza” spesso non funziona.

Del sistema limbico fanno parte le amigdale (una per emisfero cerebrale), un agglomerato di nuclei nervosi collocato nella parte più interna dei due lobi temporali del cervello, all’altezza delle tempie. Hanno la forma di una mandorla e sono grandi quanto l’unghia di un pollice.

Ciascuna amigdala funziona come una “guardia del corpo” alla quale sta molto a cuore la nostra incolumità: raccoglie in continuo dati sensoriali dall’esterno e quando valuta un segnale come pericoloso, scatena a gran velocità la secrezione di adrenalina e noradrenalina da parte delle ghiandole surrenali.

Si chiama reazione adrenergica e ha lo scopo di preparare l’organismo ad uno sforzo psicofisico importante in tempi brevissimi: aumento del ritmo cardiaco e della pressione arteriosa, tachipnea, sudorazione, dilatazione delle pupille, vasocostrizione periferica, iper-vigilanza. Il tutto ben prima che la corteccia cerebrale possa «pensarci sopra», valutare che fare ed eventualmente, provare a darsi coraggio.

La reazione adrenergica è principalmente scatenata da freddo, fame, dolore e sforzi fisici, ma soprattutto dalla paura. È improbabile che tenendo un discorso si debbano fronteggiare i primi quattro fattori. È in gioco il quinto.

Cosa mai fa tanto agitare l’amigdala quando parliamo in pubblico?

Di cosa ha paura?

Platee e predatori: contesti moderni, visioni ataviche

A fronte di un pubblico, il nervo ottico raccoglie situazioni tanto insignificanti per la corteccia cerebrale, quanto allarmanti per l’amigdala. Sono in specifico quattro.  Eccole di seguito.

 

  1. Occhi puntati: molti occhi contemporaneamente rivolti a noi. Più persone ci sono, più sguardi arrivano, più la faccenda si fa impegnativa.
  2.  Essere fuori dal gruppo: cioè non in mezzo agli altri, bensì isolati.
  3.  Essere in luogo aperto: con dello spazio vuoto attorno a noi, senza ripari (a meno che non ci sia il leggio o un tavolo; la cui presenza è guarda caso tranquillizzante)
  4.  A mani vuote: senza qualcosa in pugno che possa servire da arma.

Chi, in natura, si trova contemporaneamente in queste quattro condizioni? L’amigdala, forte della sua esperienza operativa maturata in centinaia di migliaia di anni, ha una risposta precisa: la preda.

Più precisamente, la preda nella condizione tattica in assoluto peggiore: da sola, con un branco di predatori a fronte, in territorio pianeggiante, senza ripari, senza armi a portata di mano. I nostri antenati in questa situazione non potevano certo stare tranquilli.

Lo stesso accade ai moderni relatori – preda al cospetto di un pubblico – predatore, per effetto della memoria primordiale impressa nel nostro attentissimo sorvegliante ancestrale, il lobo limbico (nome alternativo dell’ormai famosa amigdala).

Noi vediamo persone sedute (più o meno assonnate), lui vede un gruppo di lupi o leoni pronti all’attacco. E allora, per salvarci, scatena la reazione adrenergica, affinché le nostre condizioni psico-fisiche siano le migliori per sopravvivere:

  • sudati, per disperdere prontamente calore e per essere scivolosi;
  • in vasocostrizione periferica (mani, piedi e naso freddi), così da perdere poco sangue in caso di ferite;
  • con la mente che scatta istintivamente alla meno peggio invece di soffermarsi a ragionare (non c’è tempo);
  • con i muscoli tesi, pronti ad agire;
  • con cuore e polmoni accelerati per trasportare in fretta molto ossigeno;
  • con lo stomaco bloccato, perché l’eventuale fame non possa distrarci;
  • con lo stimolo a urinare o defecare: si perde zavorra e si dissemina nelle vicinanze materiale disgustoso e scivoloso che un po’ di fastidio dovrebbe dare al nostro predatore.

Tutto perfetto nella savana per fronteggiare un branco di babbuini infuriati, attraverso la lotta o la fuga. Decisamente inadeguato per tenere un discorso in un centro congressi. Il problema è la sproporzione fra prontezza e intensità delle nostre reazioni primordiali da un lato e rischi reali offerti dal palco dall’altro.

Il nostro sistema nervoso fa tutto il possibile per salvarci la vita, senza chiederci prima che ne pensiamo. È un bel gesto da parte sua, impariamo a conviverci e a valorizzarlo: non è facile, però ne vale la pena.

Va da sé che tanto più ci alleniamo a parlare davanti a persone, tanto più prendiamo l’abitudine e l’ansia cala. È come se l’amigdala si assuefacesse a rilevare che i segnali ambientali legati alla predazione non corrispondono a un pericolo effettivo. Insomma, come noto, più si fa pratica meglio è. Tuttavia possiamo anche sperimentare modalità specifiche per tenere a bada l’allarme psicologico e guadagnare sicurezza più in fretta.

Ma di questo tratteremo in una prossima puntata.

Francesco Muzzarelli

Conoscevi già la funzione che svolge l’amigdala? Sei curioso/a di scoprire nel prossimo articolo del Prof. Muzzarelli come poter controllare la reazione del tuo corpo quando devi parlare in pubblico?

Facci sapere nei commenti!

Make. Lead. Inspire.

JEBO

Glossophobia: when public speaking terrifies the rapporteur

Welcome back to our blog!

In this three episodes we will find out more about Public Speaking with professor Muzzarelli, educator in Education Management and teacher at University of Bologna and San Marino.

For most people, public speaking is a source of stress and anxiety: sweating, trembling voice and tachycardia are some of the most commons symptoms in these situations that you have probably experienced on your skin. But have you ever asked yourself which are the reasons why our body reacts in this way? In this first article, Francesco Muzzarelli investigates the mechanism at the basis of this involuntary reactions.

Enjoy you reading!

Do you fear public speaking?

It is called glossophobia.

With different intensity, it affects many people. In the strongest case is paralyzing:  a person freezes, fails to speak and risks a panic attack. The symptoms of glossophobia are numerous. Luckily they do not manifest all together. These are the main ones:

  • cognitive dysfunction (temporary amnesia, poor lucidity)
  • abundant sweating
  • redness and/or paleness
  • muscle tremors
  • breathlessness
  • nausea
  • palpitations
  • tachycardia
  • dizziness
  • stomach cramps
  • dry mouth
  • trembling or shrill voice.

What caused all this? There are many factors involved: the genetic predisposition, the specific experiences lived in the past, not believing in the subject you are talking about, the fear of judgment, the fear of failure.

But there is a component at the basis of the anxiogenic state that everyone, included the expert speakers, feels in front of an audience, especially if it is huge and composed of unknown people.

It is a psychological unconscious mechanism, ancestral that is fundamental to recognize not to be kidnapped by emotions and learn to “exorcise” the fear of the audience.

To understand what it is, it is necessary to make a fast trip into our brain

The amygdala, an anxious bodyguard

The limbic system is a part of the instinctual brain, schematic, coarse, but very fast: it “ignites” at least twice the speed of the cerebral cortex, the so-called rational brain. The latter, of more recent evolution, is the privileged headquarter of the higher conscious cognitive activities (voluntary behavior, language, calculation, projections into the future). But it is very slow, this is why it is preceded by the limbic system. And for this very motive “to reason and to have courage” does not usually work.

Amygdales are part of the limbic system (one for each cerebral hemisphere), a cluster of nerve nuclei located in the innermost part of the two temporal lobes of the brain, at temple level. They look like an almond and their size is the one of a thumb nail.

Each amygdala works as a “bodyguard” to which our safety is very much at heart: it continuously collects sensory data from the outside and when it evaluates a signal as dangerous, it triggers at great speed the secretion of adrenaline and norepinephrine by the adrenal glands.

It is called adrenergic reaction and it is intended to prepare the body for an important psychophysical effort in a very short time: increased heart rate and blood pressure, tachypnea, sweating, dilation of the pupils, peripheral vasoconstriction, hypervigilance. Everything happens way before that the the cerebral cortex can «think about it», evaluate what to do and possibly, try to give courage.

The adrenergic reaction is mainly activated by cold, hunger, pain and physical efforts, but mostly by fear. It is unlikely that the first four factors are implied while speaking. It is the fifth on stake.

What on earth makes the amygdala so agitated when we talk in public?

What does it fear?

Audiences and predators: modern contexts, atavistic visions

In front of an audience, the optic nerve collect information as much insignificant for the cerebral cortex as much alarming for the amigdala. In particular, they are four. Here they are.

  1. Eyes: lot of eyes on us at the same time. More are the people, more looks come, more the matter is harder.
  2. To be outside the group: it means being not among the others, but isolated.
  3. To be in an open space: in an empty space around us, without shelter (unless there is a lectern or a table; the presence of which is reassuring).
  4. Empty hands: without holding something that could be used as an weapon.

Who, in nature, does experience this conditions altogether? The amygdala, affirmed of its millennial experience, has an accurate answer: the prey.

More precisely, the prey in the worse absolute tactic condition: alone, in front of a pack of predators, in a flat area, with no shelter and without any weapons. Our ancestors could definitely not be at ease in this situation.

The same thing happens to modern orators -prey in front of a public- predators, for effect of the primordial memory imprinted in our careful ancestral overseer, the limbic lobe (alternative name of the now famous amygdala).

We see seated people (more or less sleepy), it sees a pack of lions or wolves ready to attack. And then, in order to save us, it releases the adrenergetic reaction, to ensure that our psico-phisical conditions are the best to survive:

  • Sweaty, to disperse heat promptly and to be slippery;
  • In peripheral vasoconstriction (cold hands, feet and nose), so as to lose little blood in case of wounds;
  • With the mind instinctively snapping at least worse instead of pausing to reason (there is no time);
  • With tense muscles, ready to act;
  • With accelerated heart and lungs to quickly transport a lot of oxygen;
  • With the stomach blocked, so that any hunger can not distract us;
  • With the urge to urinate or defecate: to lose ballast and disseminates nearby disgusting and slippery material that should give a little annoyance to our predator.

This is perfect in the savannah to face a herd of angry baboons, through struggle or escape.

But definitely unappropriated to to give a speech in a convention center. The problem is the disproportion between on one hand the readiness and intensity of our primordial reaction and the real risks offered by the stage on the other.

Our nervous system do whatever it takes to save our life, without asking us what do we think about. That is a nice gesture. We need to learn to live with it and to valorize it. It is not easy, but it is worthy.

It is then natural that the more we practice to speak in front of people, the more we get use to it and the anxiety drops. It is as if the amygdala became accustomed to detect that the environmental signals linked to the predation do not correspond to an actual danger. So, as it is known, the more you practice the better it is. Anyway we could experiment specific methods to to keep the psychological alarm at bay in order to gain security faster.

But we will discuss about  this in an another chapter.

Francesco Muzzarelli

Were you already aware of the functionality of the amygdala? Are you curious to find out in Prof. Muzzarelli’s next article how you can control your body’s reaction when you have to speak in public?

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Make. Lead. Inspire.

JEBO

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