Il nostro amato caffé

by Chiara Fiume

Bentornato/a in un nuovo articolo della rubrica JEBHOLIDAYS!

 In questo articolo Chiara Fiume, studentessa di Ingegneria per l’ambiente e il territorio all’università di Bologna, ci parlerà di come il nostro amato caffè che beviamo con amore ogni giorno potrebbe, da un momento all’altro, scomparire.

 

Buona lettura!

Quante volte in una giornata hai detto o ti sei sentito chiedere “caffè?”. Se abiti in Italia, scommetto che almeno 2 volte al giorno tu sia venuto a contatto con questa frase. Si, perché per noi italiani, il caffè è un vero e proprio rito, una consuetudine inculcataci da centinaia di anni.

 

Immaginatevi di vivere in un mondo in cui, da domani, invece dei soliti 3 caffè giornalieri ne possiate bere solamente uno, come cambierebbe la vostra vita?

Sicuramente saremmo più stanchi, ma probabilmente anche meno isterici.

 

La produzione

Negli ultimi anni il cambiamento climatico è diventato sempre più un argomento tangibile, il caldo di quest’estate ne è un esempio lampante con cui tutti stiamo facendo i conti.

In tutto il mondo si sono raggiunte temperature non adatte alla nostra vita, ai nostri ecosistemi, risultati mai visti durante l’antropocene.

Il fattore preoccupante non è tanto aver raggiunto queste temperature, i cambiamenti climatici hanno sempre caratterizzato questo pianeta, la cosa che ci deve allarmare è il lasso di tempo in cui li abbiamo raggiunti.

 

Il mestiere dell’agricoltore è uno dei più antichi al mondo; esiste da quando le civiltà sono diventate sedentarie e stabilirono le loro attività vicino a corsi d’acqua per l’approvvigionamento della stessa e per rendere possibile l’irrigazione dei campi coltivabili.

Si pensi a Virgilio che nel I° secolo a.c. realizzò il poema “Georgiche”, la prima opera a noi nota che tratta di lavoro nei campi, di arboricoltura, di allevamento di bestiame e di apicoltura.

 

Si pensi banalmente alle pandemie, in cui a ragion di logica, la produzione di cibo è sempre stato l’unico settore che non si è mai fermato. Gli esseri viventi, in quanto tali, hanno bisogno di cibo.

 

Purtroppo per noi, però tutte queste attività hanno bisogno di temperature e trattamenti adeguati per la crescita, quantità precise di acqua e di sali minerali per poterci fornire ciò di cui necessitiamo.

Come stiamo affrontando i cambiamenti climatici

Tornando al nostro caffè, amato e idolatrato, che siano le 7 del mattino o le 11 di sera, il caffè non può mai mancare, un po’ come il prezzemolo, è dappertutto.

 

Nel 2022, con l’avvento della globalizzazione e della scalata sociale di tantissimi paesi, il benessere e il benestare hanno portato a voler tutto e subito.

Anni fa al supermercato mai ci saremmo immaginati di trovare prodotti come l’avocado o la quinoa, o ancora alimenti tipici locali di altri paesi molto lontani da noi, che invece oggi siamo abituati ad avere sulle nostre tavole.

Il caffè è uno di quegli alimenti che in Italia è impossibile produrre in quantità considerevoli, sia a causa dell’inadatto clima sia per la mancanza di spazi, di cui queste produzioni necessitano.

Infatti, il caffè che troviamo sulle nostre tavole di casa e dei ristoranti, proviene per lo più dal continente sudamericano e africano.

 

In particolare, le problematiche dei cambiamenti climatici legate al caffè, riguardano la produzione delle piante di Arabica, che rappresentano circa il 60% della produzione mondiale di caffè.

 

Le piante di Arabica, crescono nelle zone equatoriali dell’Africa, in particolare prosperano a temperature di 18-21°C ed altitudini comprese tra i mille e i duemila metri.

A seguito di vari studi si sostiene che con l’innalzamento delle temperature, le variazioni del clima, le piogge turbolente e improvvise, l’umidità inaspettata, le piantagioni rischiano di ammalarsi e il suolo di subire mutamenti nella sua composizione, portando così a una diminuzione della produzione e in uno scenario più tragico, perfino alla sparizione delle stesse.

 

Il repentino cambiamento climatico, senza la possibilità e il tempo necessario per adattarsi e trovare sistemi alternativi, sta portando seri problemi a queste coltivazioni, che se non si trovano soluzioni in tempi considerevolmente brevi saranno destinate a scomparire.

Senza contare l’impatto economico e sociale che questo avvenimento provocherebbe.

 

Si stima che il cambiamento climatico, che apporterà un graduale aumento della temperatura di 3°C, porterà alla diminuzione delle piantagioni di caffè di almeno il 50% rispetto a quelle che oggi sono presenti.

 

Fortunatamente però, viviamo in un mondo in cui il cambiamento spaventa ma alla fine senza accorgercene si cambia e ci si abitua a nuove situazioni che prima mai ci saremmo immaginati di poter affrontare.

Ecco alcune possibili soluzioni

Una possibile soluzione che si è trovata è la realizzazione di coltivazioni in cui convivono simultaneamente piante di caffè e alberi, situazione che garantirebbe una sorta di riparo e aiuto del tutto naturale per le coltivazioni.

Un’altra possibile soluzione è quella di creare delle vere e proprie tettoie che possano riparare le piantagioni dai raggi solari, dalle piogge intense e dalle elevate temperature; questa però è solo una soluzione momentanea e oltretutto a impatto economico visivo elevato, ed inoltre non si conoscono le possibili conseguenze di un probabile effetto serra che inevitabilmente si verrebbe a creare.

La soluzione che maggiormente vi consiglio è quella di fare più attenzione possibile ai prodotti che scegliete di comprare, di mangiare e di bere, alla loro provenienza e all’impatto ambientale della loro filiera produttiva e di esportazione. Scegliete sempre la soluzione migliore per voi e per il mondo che vi circonda.

Ci sono tantissime alternative al caffè che hanno impatto ambientale minore e a cui il mercato non chiede di essere tanto performanti. Si potrebbero tenere in considerazione non come sostituenti ma come appunto alternative, andando a contribuire al consumo di un mix di bevande energizzanti ma meno impattanti, come per esempio il caffè di cicoria e le miriadi varietà di tè. Bisogna solo avere la spinta verso il cambiamento.

Anche perché io non sarei pronta a rinunciare totalmente al caffè, e se per salvaguardare la sua produzione bisogna fare un po’ più d’attenzione, io sono pronta a farlo! E voi?

Chiara Fiume

E tu, quanti caffè bevi ogni giorno? Avevi mai pensato al fatto che il cambiamento climatico potrebbe far cambiare questa tua abitudine? Cosa pensi si possa fare per evitare che questo accada?

 

Facci sapere nei commenti!

Make. Lead. Inspire.

JEBO

Our beloved coffee

Welcome back on a new article in the JEBHOLIDAYS feature!

 

In this article Chiara Fiume, an Environmental and Land Use Engineering student at the University of Bologna, will talk about how our beloved coffee that we drink with love every day could, at any moment, disappear.

 

Have a nice read!

How many times in a day have you said or heard yourself ask “coffee?” If you live in Italy, I bet that at least 2 times a day you have come in contact with this phrase. Yes, because for us Italians, coffee is a real ritual, a habit instilled in us for hundreds of years.

 

Imagine living in a world where, as of tomorrow, instead of the usual 3 daily coffees you could drink only one, how would your life change?

We would certainly be more tired, but probably less hysterical as well.

The production

In recent years, climate change has increasingly become a tangible topic, the heat of this summer being a prime example that we are all coming to terms with.

All over the world, temperatures that are not suitable for our life, for our ecosystems, results never seen during the anthropocene, have been reached.

The worrying factor is not so much that we have reached these temperatures, climate change has always characterized this planet, the thing that should alarm us is the time frame in which we have reached them.

 The profession of the farmer is one of the oldest in the world; it has existed since civilizations became sedentary and established their operations near waterways to supply it and to make possible the irrigation of arable fields.

One thinks of Virgil, who in the 1st century B.C. produced the poem “Georgics,” the first work known to us that deals with field work, arboriculture, livestock breeding and beekeeping.

 One thinks trivially of pandemics, in which, by reason of logic, food production was always the one area that never stopped. Living beings, as such, need food.

 Unfortunately for us, however, all these activities need proper temperatures and treatments for growth, precise amounts of water and minerals to provide us with what we need.

How are we copin with climate change

Going back to our beloved and idolized coffee, whether it is 7 a.m. or 11 p.m., coffee can never be missed, a bit like parsley, it is everywhere.

 

In 2022, with the advent of globalization and the social climb of so many countries, affluence and well-being have led to wanting everything quickly.

Years ago in the supermarket we would never have imagined that we would find products such as avocado or quinoa, or even typical local foods from other countries far away from us, which instead we are used to having on our tables today.

Coffee is one of those foods that is impossible to produce in considerable quantities in Italy, both because of the unsuitable climate and the lack of space, which these productions require.

In fact, the coffee we find on our tables at home and in restaurants mostly comes from the South American and African continents.

 

In particular, climate change issues related to coffee affect the production of Arabica plants, which account for about 60% of the world’s coffee production.

 

Arabica plants grow in equatorial areas of Africa, particularly thriving at temperatures between 18° and 21°C, with altitudes ranging from 1,000 to 2,000 meters.

As a result of various studies, it is argued that with rising temperatures, changes in climate, turbulent and sudden rains, and unexpected humidity, crops are at risk of becoming diseased and the soil of undergoing changes in its composition, thus leading to a decrease in production and in a more tragic scenario, even their disappearance.

 

Sudden climate change, without the possibility and time to adapt and find alternative systems, is bringing serious problems to these crops, and unless solutions are found considerably soon they will be doomed to disappear.

Not to mention the economic and social impact this event would cause.

 

It is estimated that climate change, which will bring a gradual increase in temperature of 3°C, will lead to the decrease of coffee plantations by at least 50 percent compared to those that are present today.

 

Fortunately, however, we live in a world where change frightens but eventually without realizing it we change and get used to new situations that we never before imagined we could face.

Some possible solutions

One possible solution that has been found is the creation of cultivations in which coffee plants and trees coexist simultaneously, a situation that would provide a kind of all-natural shelter and help for the crops. 

Another possible solution is to create real canopies that can shelter the plantations from the sun’s rays, heavy rains and high temperatures; however, this is only a temporary solution and moreover with a high visual economic impact, and furthermore the possible consequences of a probable greenhouse effect that would inevitably be created are unknown.

 The solution I most recommend is to be as careful as possible about the products you choose to buy, eat and drink, where they come from and the environmental impact of their production and export chain. Always choose the best solution for you and the world around you. 

There are plenty of alternatives to coffee that have less environmental impact and that the market does not demand as much performance from. They could be considered not as substitutes but as just alternatives, going to help consume a mix of energizing but less impactful beverages, such as chicory coffee and myriad varieties of tea. You just have to have the drive toward change.

 Not least because I would not be ready to give up coffee totally, and if a little more care needs to be taken to safeguard its production, I am ready to do it!

Chiara Fiume

What about you, how much coffee do you drink every day? Had you ever thought about the fact that climate change might change this habit of yours? What do you think can be done to prevent this from happening?

 Let us know in the comments!

Make. Lead. Inspire.

JEBO

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