Errore o opportunità?

by Chiara Pasquali

Bentornato/a in un nuovo articolo della rubrica JEBHOLIDAYS!

In questo articolo Chiara Pasquali, studentessa di Ingegneria gestionale all’università di Bologna, ci parlerà di come I fallimenti e gli errori nella vita si possono trasformare in opportunità da sfruttare e da saper cogliere

Nella storia ne è pieno di esempi. I cosiddetti “ragazzi di via Panisperna” guidati da Enrico Fermi realizzarono la prima fissione nucleare per errore, pensavano di aver ingrossato l’atomo di uranio, in realtà avevano appena compiuto una delle scoperte più grandi dell’era moderna. Per quanto riguarda i fallimenti invece, Steve Jobs in uno dei periodi più bui della sua vita affermò: “Devi agire. E devi avere la volontà di fallire: se hai paura di fallire, non andrai lontano”. Oggi Apple è la società con il maggior valore di mercato al mondo.

 

Ma come si affrontano gli errori e i fallimenti? Scopriamolo!

Buona lettura!

Scegli quello che ti piace fare!”

Mi sono sentita spesso ripetere questa frase quando stavo scegliendo quale corso universitario frequentare, eppure io non avevo una idea precisa di cosa mi piacesse e mi sono chiesta se fosse così facile.

 

In primo luogo, è necessario decidere se frequentare l’università. È un impegno farlo, una scelta, quella di non entrare subito nel mercato del lavoro per formarsi ancora. In secondo luogo, bisogna capire cosa studiare. È un’opportunità studiare a livello universitario e occorre saperla sfruttare al meglio. E il corso come si sceglie? C’è chi già da anni sa che studierà medicina o giurisprudenza per aiutare gli altri, ci sono quelli che vogliono frequentare un corso per pura passione, noncuranti delle opportunità lavorative. Poi, c’è chi non sceglie, per seguire le professioni dei genitori e infine chi sceglie secondo le tendenze e richieste del mercato lavorativo. Io, invece, mentre sceglievo, rientravo tra quelli che magari sanno di voler studiare ma non ancora cosa.

Una scelta difficile

Quali sono i fattori che rendono la scelta universitaria la prima difficile decisione da prendere in autonomia? Per prima cosa, dopo anni insieme ai compagni della classe delle superiori, si comincia a sentire di essere soli, in procinto di cominciare un percorso personale che porterà al raggiungimento di obiettivi personali. Ulteriori variabili sono la distanza da famiglia e amici, le opportunità che offre una particolare università e il fattore economico.

È una scelta complessa, è vero, ma ci sono delle tempistiche burocratiche stabilite da test di ammissione e immatricolazioni che non permettono di rimandare a lungo. Io ho scelto un corso, interessata alla materia ma un po’ timorosa. Non avevo chiaro cosa sarei andata a studiare perché erano tutte materie nuove. Questa scelta per me era una sfida che non sentivo mia. Comunque, ho provato a eliminare questo dubbio che un po’ mi spaventava, perché la decisione era presa e dovevo andare avanti e provare.

Iniziate le lezioni, ho constatato che tutti i miei amici hanno percepito (e apprezzato) la differenza tra lo stile di vita delle superiori e quello dell’università. Io invece non lo apprezzavo perché non capivo niente a lezione, mi sembrava tutto nuovo e complicato e dovevo riguardare gli appunti tre volte con qualche amico prima che i contenuti mi fossero chiari. La difficoltà iniziale la consideravo normale, tanti facevano fatica nell’approccio a materie nuove. Tuttavia, con il tempo, la difficoltà nello studio si è trasformata nel non capire il senso e neanche l’utilità di ciò che stavo studiando. Questa mia percezione era data dal fatto che, in fondo, non ero così interessata alle materie. Non l’ho voluto ammettere e mi sono convinta di essere io a non capire e a dovermi impegnare di più per riuscire a far andare meglio le cose. Sono stati mesi difficili, ma non ho mai pensato che potesse essere il corso a non essere adatto a me e nemmeno alla possibilità di cambiarlo, non era tra le mie opzioni.

Ho continuato a studiare parecchio, ma faticavo e non mi era mai successo prima. Mi era sempre piaciuto studiare e il fatto di non trovare nulla che mi interessasse in ciò che studiavo mi demotivata.

 

Rendersi conto di aver fatto una scelta sbagliata e avere il coraggio di ammetterlo a sé stessi e di cambiare strada è difficile. Io, dopo la fine delle lezioni, mi sono resa conto che non avrei potuto proseguire il percorso che avevo intrapreso, allora ho messo lo studio in pausa e cercato di capire come cambiare la situazione in meglio. L’output di quel mese di pausa è stato una rinuncia agli studi e una nuova matricola, di cui a posteriori, sono felicissima. Il corso che ho scelto corrisponde ai miei interessi e la seconda scelta che ho fatto è stata più consapevole. Non significa che sia necessario sbagliare sempre per trovare la giusta strada, però quando succede, invece di vederlo come una sconfitta, bisogna saperlo guardare come una opportunità. Nel momento in cui ho cambiato ero insicura e spaventata di perdere un anno, eppure allo stesso tempo sapevo quanto tempo avrei sprecato cercando di continuare un percorso non adatto a me.

Saper cogliere le opportunità

Oggi, so quanto il cambio di facoltà sia una situazione comune e di quante persone si sono trovate, prima di me, nella stessa situazione e che cambiare li ha resi felici di quello che avevano scelto di studiare. Invece, mentre stavo decidendo cosa fare, ho scelto di riflettere in autonomia, per decidere da sola e per me stessa, senza condividere con troppe persone quello che volevo fare. Ho capito quanto le opinioni altrui possano influenzarci nelle decisioni, e che per mia prima scelta mi ero fatta influenzare. Nella società di oggi in cui c’è ampia condivisione sui social delle proprie esperienze, relazioni e anche della quotidianità, credo sia importante essere in grado di pensare con senso critico e in autonomia.

In quel periodo, ho riflettuto suchi volessi diventare e come. Così mi sono rimboccata le maniche e ho letto qualche libro sulla crescita personale e ho deciso di fare esperienze che non avessero a che fare con lo studio. Ho fatto volontariato, qualche lavoretto e infine, sono entrata in JEBO, ambiente in cui ho avuto subito modo di conoscere ragazzi con voglia di lavorare, crescere e migliorarsi. Inoltre, ho provato ad andare in terapia, cosa in cui non credevo particolarmente, non avendone mai avuto bisogno prima. Al contrario, ora mi sento di dire che credo sia benefico e normale andare per un periodo breve o lungo in terapia. Su questo argomento credo ci sia ancora un tabù e una sorta di vergona e invece credo sia importante imparare a guardarsi dentro e a conoscere i propri pensieri ed emozioni e saperli gestire. Per me è stato utile, un supporto in più, come quello che ho ricevuto dalle poche persone con cui ho deciso di condividerei miei pensieri in quel periodo. Mi hanno supportata mentre stavo male perché vivevo il mio primo “fallimento” (come lo vedevo inizialmente) e poi ci sono stati quando ero felice di essermi rimessa a studiare con grande serenità qualcosa che mi piaceva davvero. 

Con questo ultimo pensiero, concludo con il dire le persone che vale la pena avere vicino sono quelle che hanno a cuore il vostro benessere e la vostra felicità e che con empatia e altruismo condividono le vostre esperienze.

 

 

Chiara Pasquali

A volte i fallimenti portano a risvolti inaspettati, altre volte sono spunti da cui imparare per raggiungere ciò che vogliamo e vivere serenamente con noi stessi. Ti sei mai ritrovato nella situazione in cui un fallimento si è trasformato in una grande opportunità?

Make. Lead. Inspire.

JEBO

Mistake or opportunity?

Welcome back to a new article in the JEBHOLIDAYS feature!

In this article, Chiara Pasquali, a Management Engineering student at the University of Bologna, will talk about how failures and mistakes in life can be turned into opportunities that can be taken advantage of

 History is full of examples in this regard. The so-called “boys from Via Panisperna” led by Enrico Fermi achieved the first nuclear fission by mistake; they thought they had swollen the uranium atom, in fact they had just made one of the greatest discoveries of the modern era. As for failures on the other hand, Steve Jobs in one of the darkest periods of his life stated, “You have to act. And you must have the will to fail: if you are afraid to fail, you won’t go far.” Today Apple is the company with the biggest market cap in the world.

 But how does one deal with mistakes and failures? Let’s find out!

 Have a nice read!

Choose what you like doing!”.

I often heard this phrase repeated to me when I was choosing which college course to attend, yet I did not have a clear idea of what I liked and wondered if it was that easy.

First, it is necessary to decide whether to attend college. It is a commitment to do so, a choice, not to enter the job market right away to train further. Second, you need to figure out what to study. It is an opportunity to study at the university level, and one needs to know how to make the most of it. And how do
you choose the course? There are those who have already known for years that they will study medicine or law to help others, there are those who want to take a course out of pure passion, not caring about job opportunities. Then, there are those who do not choose, to follow their parents’ professions, and finally those who choose according to the trends and demands of the job market.

I, on the other hand, while choosing, fall among those who may know they want to study but not yet what. 

A difficult choice

What are the elements that make the college choice the first difficult decision to make on one’s own? First, after years together with high school classmates, you begin to feel that you are on your own, about to begin a personal journey that will lead to the achievement of personal goals. Additional factors are distance from family and friends, the opportunities that a particular university offers, and the economic aspect.

 It is a complex decision, certainly, but there are bureaucratic timelines set by admission tests and enrolment that do not permit long delays. I chose a course, interested in the subject but a little afraid. I was unclear about what I was going to study because they were all new subjects. This choice for me was a challenge that I did not feel was mine. However, I tried to eliminate this uncertainty that was a little scary for me, because the decision was made and I had to go ahead and try.

 Starting classes, I found that all my friends felt (and appreciated) the difference between the high school lifestyle and the college lifestyle. I, on the other hand, did not appreciate it because I did not understand anything in class, everything seemed new and complicated, and I had to go over my notes three times with a few friends before the content was clear to me. The initial difficulty I considered normal, so many people struggled in approaching new subjects. However, over time, the difficulty in studying turned into not understanding the meaning or even the usefulness of what I was studying. This perception of mine came from the fact that, basically, I was not that interested in the subjects. I didn’t want to admit it, and I convinced myself that I was the one who didn’t understand and needed to work harder to be able to make things go better. It was a difficult few months, but I never thought that it might be the course that was not right for me or even the possibility of changing it, that was not among my options.

 I kept studying a lot, but I was struggling and it had never happened to me before. I had always enjoyed studying and not finding anything that interested me in what I was studying demotivated me.

Realising that you made a wrong choice and having the courage to admit it to yourself and change your path is difficult. After classes ended, I realised that I would not be able to continue the path I had taken, so I put the study on pause and tried to figure out how to change the situation for the better. The output of that month’s break was a dropout from my studies and a new freshman, which in retrospect, I am overjoyed about. The course I chose matched my interests, and the second choice I made was a more conscious one. It does not mean that it is necessary to always make mistakes in order to find the right path, however, when it happens, instead of seeing it as a defeat, one must know how to look at it as an opportunity. At the time I switched I was unsure and scared of losing a year, yet at the same time I knew how much time I would waste trying to continue a path that was not right for me.

Seaze the opportunities

Today, I know how changing faculty is a common situation and how many people have found themselves, before me, in the same situation and that changing made them happy with what they had chosen to study. Instead, as I was deciding what to do, I chose to reflect independently, to decide for myself and for myself only, without sharing with too many people what I wanted to do. I realised how much other people’s opinions can influence us in our decisions, and that I had been influenced for my first choice. In today’s society where there is wide sharing on social media of one’s experiences, relationships and even everyday life, I think it is important to be able to think critically and independently.

 During that time, I reflected on who I wanted to become and how. So I rolled up my sleeves and read a few books on personal growth and decided to have experiences that were not related to studying. I did volunteer work, a few odd jobs and finally, I joined JEBO, an environment where I quickly got to know guys with a desire to work, grow and improve. In addition, I tried to go to therapy, something I didn’t particularly believe in, having never needed it before. On the contrary, I can now say that I think it is beneficial and normal to go for a short or long period in therapy.  On this subject I think there is still a taboo and a kind of shame and instead I think it is important to learn to look inside yourself and know your thoughts and emotions and how to manage them. For me it was helpful, an extra support, like the one I received from the few people I decided to share my thoughts with at that time. They supported me while I was in pain because I was experiencing my first ‘failure’ (as I initially saw it), and then they were there when I was happy to have returned to studying with great serenity something I really liked. With this last thought, I conclude by saying the people worth having around are those who care about your well-being and happiness and who with empathy and altruism share your experiences.

Chiar Pasquali

Sometimes failures lead to unexpected outcomes, other times they are learning opportunities to achieve what we want and to live peacefully with ourselves. Have you ever found yourself in the situation where a failure turned into a great opportunity?

Make. Lead. Inspire.

JEBO

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