Come vengono raccontati i disturbi alimentari sui social

by Federico Chiappa, studente di Scienze della Comunicazione all’Università di Bologna

Bentornato/a sul nostro blog!

In questo articolo Federico Chiappa, laureando in Scienze della Comunicazione all’Università di Bologna, ci parla di come i disturbi alimentari vengono raccontati sui social. Molto spesso, attraverso le piattaforme digitali, ci troviamo davanti una visione distorta della realtà: per casi delicati come questo è importante saper distinguere narrazioni sane da quelle problematiche.

Buona lettura!

Digitando sulla barra di ricerca di Tik Tok la sigla “DCA”, ci si trova di fronte a numerosi video di ragazze che mostrano se stesse mentre mangiano, si pesano, o paragonano la sé del passato con quella attuale.

Perché? E cosa sono i DCA?

Acronimo di disturbi del comportamento alimentare, questi problemi sono sottoposti a un crescente processo di normalizzazione che mira a sdoganare le questioni inerenti alla salute mentale.

Da sempre intenzionati a smacchiarsi dal patinato perfezionismo che ha contraddistinto i millennials, i giovani nati a cavallo tra ventesimo e ventunesimo secolo vogliono raccontare la verità, mostrando i propri lati fragili.

Così, quindi, spinti dalla pandemia che ha determinato un aumento del 30% delle diagnosi, ragazzi e ragazze sfruttano il social cinese per gli scopi più disparati: dalla semplice informazione all’aiuto attivo, passando per contenuti più tossici.

Tra questi ultimi ricordiamo alcuni format.

Il più popolare è il #whatieatinaday: tipologia di video vlog in cui il creator condivide i pasti che ha consumato durante una specifica giornata. Il problema di questo format? In sé e per sé nessuno. Il rischio, però, è quello di arrivare a individui fragili che, per raggiungere la forma estetica del tiktoker in questione, lo imitano.

Questo trend assume sfumature ancora più nocive se si cerca l’hashtag #whatieatinadaytoloseweight. Letteralmente: “cosa mangio in un giorno per perdere peso”. 

In entrambi i casi, specialmente l’ultimo, le porzioni sono estremamente piccole. Altre volte il cibo è di bassa qualità.

Insomma, vedere video di una ragazza bellissima (pardon, che rispetta gli standard di bellezza) che mangia 20 grammi di pasta e carote crude in tutta la giornata può innescare un malsano meccanismo di imitazione, soprattutto nei soggetti che di DCA già ne soffrono.

Altro tipo di video, sicuramente meno edulcorato rispetto al precedente, è quello in cui ragazze affette da disturbi alimentari mostrano la loro vita all’interno di strutture psichiatriche e di riabilitazione.

Paradossalmente, lo storytelling dietro questo format è ironico, a tratti sarcastico. Che sia per esorcizzare la loro situazione o per alleviare il dolore non è dato saperlo, ma sono frequenti video di giovani che seguono il trend “balla se…” che, per l’occasione, diventa “balla se pesi meno di x chili”.

Il rischio? Voler raggiungere il peso dichiarato. Ecco perché è bene evitare parlare di numeri.

E i commenti? “Siete forti”, “Forza ragazze”.

Insomma, il contenuto del video è tossico, ma il pubblico sembra non farci caso, a favore di un atteggiamento di supporto.

Ma non è tutto da buttare quel che si vede su Tik Tok.

Infatti, anche se in misura minore, numerosi esperti di nutrizione e medici spronano il pubblico a chiedere aiuto a figure competenti e specializzate, quali nutrizionisti e psicologi.

Questo discorso vale anche per Instagram?

Assolutamente no. La differenza formale di contenuto determina un diverso approccio al problema. Anche il social di Zuckerberg, infatti, è ricco di contenuti tossici. Ma la nocività di esso si esprime in forme diverse, spesso più subdole e nascoste. Vediamole a seguire.

Talvolta sotto forma di post, altre di storie o reel, il social statunitense è inquinato da pagine di fitness che offrono consigli alimentari.

È facile, dunque, trovare contenuti con frasi motivazionali intervallati da pseudo esperti nutrizionisti che stilano diete detox (magari da seguire dopo feste e pasti liberi, perché sia mai che ci si goda il cibo senza sentirsi in colpa).

Sempre queste pagine (citiamo @giuseppe_healhy, rappresentativo di tale categoria) propongono ricette a basso contenuto calorico per la preparazione di alimenti altrimenti ritenuti troppo grassi. Tra queste: ricette di pane light, piadine proteiche e tiramisù dietetici. Insomma, surrogati fit a base di yogurt greco.

Vien da sé che il lato problematico di questi account sta nel loro incrementare i sensi di colpa dopo ogni pasto. Le ricette proposte sono healhy, è vero. Viene meno, però, la mental health. Ne vale veramente la pena?

Per fortuna, però, le pagine di fitness rappresentano solo una faccia della medaglia. L’altra è costituita dagli attivisti. Citiamo alcuni nomi di persone e pagine: @valentinadallari_, @giorgiabellini_dca, @animenta_dca, @albina_nfc e @mangio.consapevole. Cosa hanno in comune questi account? L’aver sofferto, in passato, di DCA.

Poi, sempre su Instagram, esiste una terza categoria a metà tra gli attivisti e i patiti di fitness: gli esperti.

In questo caso, però, non parliamo dei medici di Tik Tok (quelli famosi per ridere sulle preoccupazioni e domande dei pazienti). Qui ci riferiamo piuttosto a esperti competenti che mettono la propria conoscenza a servizio di persone fragili. Ricordiamo dunque: @centrodisturbialimentari, @chocobutterfreak, @dottoressa.empatia e @emanuel_mian.

La loro caratteristica? Mescolare l’approccio delle prime due categorie, fornendo sì ricette salutari, ma senza parlare di sensi di colpa.

Anzi, con l’avvicinarsi del periodo festivo e delle famose abbuffate natalizie e pasquali, questi account consigliano di godersi il cibo, di gustarselo senza restrizioni senza pensare che ce lo stiamo meritando: il cibo non si merita.

Non è sano pensare “oggi posso mangiare la pasta perché è da una settimana che digiuno”, parola dei medici.

Chiudendo questa breve rassegna di contenuti online, è utile precisare che, se durante la descrizione dei malati di DCA si è usato il pronome femminile, è solo perché le donne rappresentano il 95,9% dei casi. Ciò non vuole assolutamente togliere validità alla malattia nei soggetti di sesso maschile.

Sì, perché di malattia si tratta. Il disturbo alimentare viene spesso trattato come un capriccio, un bisogno estetico che nasce dalla voglia di imitare qualcun altro.

In realtà, queste patologie nascono da traumi ben più profondi: abusi, soprusi, violenze, sofferenze latenti, cattivo rapporto con le figure genitoriali, mancanza di affetto, eccetera. Ciò che è necessario capire è che il rapporto con il cibo è solo una conseguenza della malattia.

Ergo, non tutti gli anoressici sono sottopeso. Non tutti i bulimici vomitano. E soprattutto, non esistono solo anoressia e bulimia.

Su questo, purtroppo, i social network sono ancora troppo indietro.

Sebbene anoressia e bulimia siano i più diffusi, i disturbi alimentari si manifestano attraverso diverse forme, molte delle quali ancora non classificate. È utile, a tal proposito, ricordare che esistono anche: ARFID, PICA, OSFED, binge eating, chewing and spitting, secretive eating, ortoressia e vigoressia.

Senza addentrarci in una superficiale tassonomia di ciascuna di queste patologie, prendiamone solamente un paio, giusto per comprendere quanto particolari possano essere i DCA.

Il disturbo da PICA, diagnosticato prevalentemente nell’infanzia, consiste nel mangiare alimenti non nutritivi. Ergo, il malato si ciba di gomme da cancelleria, gomma piuma, plastica, carta, eccetera.

Il disturbo chewing and spitting, invece, rappresenta la condizione di coloro che, per assaporare il cibo senza assumerne le calorie, masticano la pietanza per poi sputarla.

In ultima analisi, sicuramente i social hanno il merito di aver dato validità a tali malattie psichiatriche invalidanti e potenzialmente mortali. Parlarne in modo sano è una responsabilità collettiva per ricordare le quasi 4000 vittime all’anno, le relative famiglie e per dare voce a chi riesce solo a sussurrare.

Federico Chiappa

Che sui social si debba fare particolare attenzione ai messaggi trasmessi, soprattutto se si tratta di persone con un grande seguito, è ormai risaputo. In ogni caso, diffondere conoscenza su temi rilevanti, come i disturbi alimentari, su cui non si ha ancora una consapevolezza collettiva abbastanza ampia è molto importante. Cosa ne pensi al riguardo?

Facci sapere nei commenti!

Make. Lead. Inspire.

JEBO

How eating disorders are narrated on social media

Welcome back on our blog!

In this article Federico Chiappa, graduating student of Communication Studies, will tell us how eating disorders are treated on social network. Very often we find ourself, thorough digital platforms, in front of a distort vision of reality: for for delicate cases like this it is important to know how to distinguish healthy narratives from problematic ones.

Have a good reading!

Typing “eating disorder” on the TikTok search bar, you will face various videos of girls showing themselves while eating, checking their weight, or looking for differences between the old version and the actual one of themselves.

But why? What is an eating disorder?

This kind of problems are undertaken to an increasing process of normalization which aim is to clear the issues regarding mental health.

Young people born between the XX and XXI century choose to tell the truth, showing their fragile side in order to take the distances from the perfectionism that characterized the millennials.

So, pushed by the explosion of the pandemic that determined a 30% increase of the diagnosis, girls and boys take advantages of the Chinese social network for many various goals: from the classic information to the active help, even if throughout some toxic content.

It is possible to recall some format within the last ones.

The most popular is #whatieatinaday: a typology of video vlog where the creator shares the meal that she consumes during a specific day. What is the problem of this format? Apparently none. But, the risk is to reach to weak people who, in order to obtain the tiktoker physical appearance, could imitate her. This trend can assume even more toxic features if we search #whatieatinadaytoloseweight.

In both cases, especially the latter, portions are extremely small. Sometimes the quality of the food is  really low.

So, watching a video of some gorgeous girl (I mean, that reflects the standard of beauty) who eats 20gr of pasta and some raw carrots through the whole day could trigger an unhealthy copy mechanism, mainly into subjects who are already suffering from eating disorders.

Another type of video that is possible to find, certainly less sweetened than the previous, it is the one in which girls affected from eating disorders show their life inside psychiatric and rehab structures.

It could seem a paradox but the storytelling behind this format is ironic, almost sarcastic. We could not know if this is a way to exorcise their situations or to release the pain, but it is no difficult to see guys who follow the trend “dance if…” that, for the occasion, become “dance if your weight is under x kilograms”.

What is the risk? To want to reach the declared weight. That is the reason why it would be better not to discuss numbers.

What about the comments? The principles say: “You are strong”, “Go girls”.

In the end, the content of the video is toxic, but the audience seem not to pay attention to it, embracing a supporting role.

But, there is some value content on TikTok.

Some nutrition experts and doctors, indeed, push the audience to ask for help to specialized figures, such as nutritious and psychologist.

Does this matter count for Instagram?

Absolutely not. The formal difference of content determines a different approach to the problem. Even the Zuckerberg’s social is full of toxic traits, but the toxicity is express in different ways, usually subtle and hidden. Let’s analyze them.

We can find them as posts, stories or reels, but the American social is polluted by fitness pages that offer eating tips.

It is easy to find content as motivational phrases or fake nutritious that enlist detox diets (to follow especially after festivities and free meals, as if somebody could not just assaporate food without feeling guilty).

Still this pages (@giuseppe_healthy is representative of this category) suggest low calories recipes for fat dishes. Within those: light bread recipe, proteins piadine and tiramisu light. A synonym of fit surrogates based on greek yogurt.

The problematic side of those accounts is the guilty feelings they create after every single meal. The suggested recipes are healthy, it is true; but what is missing is the mental health. Is it really worth it?

Luckily, fitness pages represents only one hand. On the other hand we could find activists. We could recall names such as: @valentinadallari_, @giorgiabellini_dca, @animenta_dca, @albina_nfc and @mangio.consapevole. What have these accounts in common? They have all been victims of eating disorder.

It is possible to find, still on instagram, a third category between the obsessed with fitness and the activists: the experts.

In this case, we are not talking about TikTok doctors (the ones who are famous because they laugh at the worries and at users’ questions). Here we are discussing about referenced doctors who offer their knowledge at the service of weak people. We can indicate: @centrodisturbialimentari, @chocobutterfreak, @dottoressa.empatia and @emanuel_mian.

Their main feature is to mix the approach of the first two categories, suggesting healthy recipes, but without  refer to guilty feelings.

On the contrary, when festivities are coming, such as Christmas and Easter, these accounts want us to assaporate food, without restrictions and without thinking that we are deserving it: food is not something to deserve.

It is unhealthy to think “today I can eat pasta because it has been a week of starvation”.

To conclude this brief review of online content, it is useful to clarify that, if during the description of eating disorder victims it has been used the feminine pronoun, it is just because women represent 95,5% of the cases. This does not take the importance off the disease from men.

Because it is an illness that we are talking about. Eating disorder is often treated as a caprice, an esthetic need born from the necessity of imitation.

In reality, those pathologies come from Depp trauma: abuses, violence, latent sufferance, bad relationship with parents, lack of affection, etc. What is fundamental is to understand that the relationship with food it is only a consequence of the illness.

In fact, not all the anorexics are underweight and not  all the bulimics throw up. And most of all, it does not exist only bulimia and anoressia.

Unfortunately, under this point of view social network are not updated.

Even though anoressia and bulimia are the most spread illnesses, eating disorders can appear under various ways, and lot of those are still not classified. It is useful to recall that exists other disorders such as: ARFID, PICA, OSFED, binge eating, chewing and spitting, secretive eating, ortoressia and vigoressia.

Without touching the taxonomic of this pathologies, let’s consider a pair of this typologies, just in order to understand how particular eating disorders could be.

The PICA disorder, mainly diagnosed during the kindergarten, consists in eating not nutritional food. The ill person feeds himself with rubbers, plastic, paper, etc.

Instead, the chewing and spitting disorder represents the condition of whom in order to assaporate food without assuming the calories, chew the dish and then they spit it out.

In the last analysis, surely social media have the merit of having given validity to such disabling and potentially deadly psychiatric diseases. Talking about it in a healthy way is a collective responsibility to remember the almost 4000 victims per year, their families and to give voice to those who can only whisper.

Federico Chiappa

It is no news that we have to pay attention to the messages  transmitted on social network, especially if we are considering people with a large following. In each case, spreading knowledge about important topics, such as eating disorders, on which there is still not a broad collective consciousness is very important. What is your opinion on that?

Let us know in the comments below!

Make. Lead. Inspire.

JEBO

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